Presentazione

Data

dal 12 Settembre 2019 al 6 Giugno 2020

Descrizione del progetto

Lire et grandir

Da alcuni anni proponiamo un incontro con l’ossigeno vivo del racconto, della narrazione, del sapere che si offre come un evento.  Proponiamo un gesto, una cosa semplice: leggere un libro ad alta voce. Non per imparare a capire il libro, ma per vedere se il libro capisce me e il mio mondo; per vedere se il libro è talmente vivo da farmi chiedere alla fine se non è il caso che il mondo cambi. Senza compiti e analisi da fare. Lontano un’ora dall’idea del libro che a scuola abbiamo sperimentato. E se poi le parole del libro sono più vere di quelle del mondo, se sono in grado addirittura di giudicarlo, potremo usare il libro per riscrivere anche noi almeno un pezzo del nostro mondo. Magari.

 

 

Obiettivi

Click!

Luigi Ballerini

Nel corso della seconda media, alcune classi si trovano insieme a leggere il testo di Luigi Ballerini, Click! Il professore legge ad alta voce, si ferma ogni volta che incontra passaggi importanti, chiede agli alunni di confrontarsi con quanto viene letto. Al termine di ogni lettura vengono sono suggerite delle tracce di riflessione: agli alunni viene chiesto di raccontare la loro esperienza, paragonandosi con quanto accade nel libro.  Dalla lettura si passa alla produzione scritta, ma il lavoro di scrittura diventa narrazione della propria vita, un modo originale di riscrivere il proprio mondo a partire dal colloquio con il libro. Libro che diventa vivo e vero, che consente a ciascuno degli alunni di fare i conti con sentimenti ed esperienze che insegnano a dare un nome anche a ciò che essi vivono. Questo spazio diventa quindi l’occasione per una rilettura della propria vita e della scoperta del senso e del valore dell’altro, creando anche la possibilità per ciascuno di riscoprirsi dono per l’altro.

All’interno della proposta educativa e didattica per le classi seconde, il progetto Lire et grandir vede la compresenza di più classi per un'ora alla settimana e la costruzione di uno spazio di maggiore libertà anche rispetto all’esito scolastico. L’orizzonte dentro il quale le cose si affrontano non è più solo quello della classe; insieme agli altri ci si riconosce bisognosi di imparare, interessati a capire per crescere: la scuola diventa un paese nuovo, una casa che accoglie e che lancia la sfida della ragione e rende protagonisti anche coloro che solitamente si possono sentire esclusi o incontrano difficoltà a integrarsi nel percorso dell'apprendimento.

Luogo
Scuola secondaria Salvo d’ Acquisto

Via A. Manzoni, 50 – 20833 Giussano MB

Partecipanti

Classi 2A, 2E, 2G della scuola secondaria di primo grado Salvo D'Acquisto

Risultati

Durante questo periodo di didattica a distanza il consueto appuntamento del venerdì con il laboratorio di narrativa Lire et grandir delle classi 2A, 2E, 2G non si è fermato, anzi è proseguito con maggior voglia di esprimersi e passione nel condividere da parte degli studenti.

Uno dei compiti assegnati è stato quello di raccontare la propria esperienza di scoperta in un periodo difficile e delicato come quello che stiamo vivendo:

"La sua amicizia è stato un frutto inatteso della mia malattia". Così dice Cesare a proposito della sua amicizia con Tommy a pag. 113 del romanzo Click! Ne Il maestro nuovo lo scorso anno avevamo letto, a pag 216, questo dialogo tra Danielle e la nonna: "Non c'è niente come la primavera nel New England [..] in altre parti di questo paese, dove non è mai veramente inverno, la gente non sa nemmeno com'è la primavera"". La nonna infatti le spiegava come nessuno possa amare la primavera più di coloro che vivono dentro un inverno lungo e rigido e buio. Esiste dunque la possibilità che qualcosa di buono emerga da una situazione apparentemente ostile e negativa?

E' evidente che noi oggi stiamo vivendo un periodo difficile e complicato: anche tu, in questo momento così delicato, stai facendo esperienza di qualcosa di bello, di positivo e di importante per te? Racconta, spiegando anche quali cose piccole o preziose stai riscoprendo fondamentali per la tua vita.

Pubblichiamo alcune delle riflessioni più significative scritte dagli studenti:

In questi mesi stiamo vivendo un periodo molto difficile, dove le persone muoiono per il Coronavirus. Oltre ai morti e ai contagiati, però, ci siamo noi, quelli che cercano di resistere. E resistere in questo periodo non è molto facile, con tutte le preoccupazioni, la mancanza degli amici e di tutte le persone che abbiamo conosciuto.

Nel libro, Cesare dice che nonostante il periodo difficile del ricovero in ospedale, c’è stato un momento di fortuna quando è diventato amico di Tommy.

Secondo me anche durante questi mesi di isolamento e timore possiamo trovare degli aspetti positivi. Per esempio, normalmente io e la mia famiglia passavamo meno tempo insieme: durante la giornata io, mio fratello e la mia sorellina stavamo dai nonni, e vedevamo la mamma e il papà solo al mattino prima di andare a scuola e alla sera (a parte il week-end). Invece ora i miei genitori sono a casa molto più spesso e trascorriamo più tempo insieme. Per esempio, a volte la sera guardiamo un film insieme, giochiamo in giardino, facciamo dolci, ogni tanto video-chiamiamo alcuni amici.

In questo periodo sto riscoprendo anche quanto sia bello pregare tutti insieme in famiglia: ogni sera diciamo le preghiere e, a volte, diciamo il rosario. Anche questo ci fa stare insieme e ci unisce di più.

Però questo periodo mi fa anche capire quanto siano importanti le persone nella vita di ognuno di noi. Se i medici non esistessero, sarebbe veramente tragico cercare di debellare il Covid-19. Senza gli insegnanti, non saprei niente su Napoleone, sul teorema di Pitagora, sui verbi al passato in inglese e spagnolo. Senza gli amici, io mi sentirei sola a scuola, all’oratorio, al parco. Senza i nonni, quando i miei sono al lavoro sarei a casa da sola con mio fratello e la mia sorellina. Senza tutte le persone che ci circondano la nostra vita sarebbe vuota e senza senso.

In queste settimane però mi sono accorta che certe abitudini che davo per scontate, come la scuola, uscire con gli amici e andare a fare la spesa, ora sono diventate più dei doni. Se prima un’anziana andava tutte le settimane al mercato, ora non può neanche uscire di casa. Se prima andavo a mangiare il gelato con le mie amiche, ora posso solo vederle e parlare con loro virtualmente.

Secondo me questi mesi difficili si possono paragonare ad un temporale: durante la tempesta si resta in casa, al chiuso. Le finestre restano chiuse per non far entrare l’acqua in casa. Durante il temporale però non si sta in casa a far niente come se fossimo delle mummie: si possono fare i compiti, si può guardare la televisione, si può fare una partita a carte. Se non si fa qualcosa, ci si annoia. Bisogna far passare il tempo in qualche modo, mentre si aspetta che spunti il sole.

Il temporale è la causa di questa quarantena, le finestre chiuse siamo noi, che ci atteniamo alle precauzioni anti-contagio, il periodo di tempo tra il temporale e lo spuntare del sole è proprio il periodo di timore che stiamo vivendo. Il passatempo, invece, è tutto ciò che facciamo in casa, perchè come ho detto prima non siamo in casa a girarci i pollici: studiamo, video-chiamiamo gli amici, giochiamo in giardino, cuciniamo, impariamo qualcosa di nuovo. Il tutto mentre si spera che i dati delle morti e dei contagi calino fino ad azzerarsi il prima possibile, mentre si spera che spunti il sole.

Come dicono i nostri arcobaleni appesi ai balconi, tutto andrà bene, e l’importante è ricordarsi che dopo il temporale spunta sempre il sole.

E. R. 2 G

                                                                                        Photo by: Ilaria Tagliabue

Ho ragionato molto sul fatto che da un'esperienza negativa possa nascere qualcosa di bello, e sono arrivata alla conclusione che è possibile. Un esempio concreto potrebbe essere proprio quello fatto dalla nonna di Danielle: “Dopo l’inverno arriva sempre la primavera, perché nessun inverno dura per sempre”, oppure: “Dopo un temporale spunta sempre il sole, perché nessun temporale dura per sempre”. Queste due frasi mi hanno fatto riflettere e ho capito il loro significato metaforico: nessuna circostanza negativa durerà per sempre anzi, quello che verrà dopo sarà ancora più bello di prima. Credo che quando finirà questa situazione, saremo tutti più felici, provati certo, ma felici, perché grazie a questa quarantena ci stiamo accorgendo delle piccole cose che spesso davamo per scontate, che ora invece ci mancano. Nessuno alla fine di tutto questo sarà uguale a prima, saremo tutti cambiati, in meglio, perché daremo più importanza ai particolari, perché se dobbiamo trarre qualcosa di positivo da questo periodo, sarà che ci siamo accorti di quanto questi particolari siano importanti. 

È proprio vero che non capisci l'importanza di qualcosa fino a quando non ce l'hai più. 

Ma è vero anche questo: in prima media, se non sbaglio, durante una lezione di antologia, stavamo leggendo un testo riguardante, un periodo difficile che stava passando una ragazzina, che aveva dovuto affrontare un intervento, e che non poté andare a scuola e fare quello che facevano gli altri ragazzini della sua età per diversi mesi. Quando ritornò a scuola tutto le sembrò ancora più bello e disse una frase che mi ha colpita: “Inoltre, sarebbe lo stesso bere se non si avesse sete? O mangiare se non si avesse fame?” Credo esprima esattamente quello che stiamo vivendo adesso, così quando torneremo alla vita quotidiana, anche se sarà cambiata, saremo più felici e terremo da conto quelle piccole cose a cui prima davamo poca importanza. In questo periodo, mi sto anche impegnando a provare diverse attività, che prima non riuscivo e non pensavo di fare, cerco di fare qualcosa di utile, per me e per la mia famiglia, e consiglio a tutti di approfittarne per sviluppare le proprie passioni, ad esempio io mi diverto a sperimentare in cucina con nuove idee e ricette, vorrei anche rispolverare la chitarra della mamma e imparare a suonarla. Vorrei provare a fare qualcosa che mi torni utile quando tutto questo sarà finito, per ricominciare al meglio.

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                                                                    Photo by: Ilaria Tagliabue

Boom! Virus. Ammalati: tanti ammalati. Morti: tanti morti. Scuole chiuse. Negozi chiusi. Strade deserte.

Il Coronavirus ci ha travolto come un fiume in piena: senza preavvisi, senza limiti e senza pietà. Ora dobbiamo metterci al riparo dall’acqua del fiume e stare uniti, aspettando che la piena sia finita.

Tutto è iniziato da quella ormai lontana domenica di Febbraio quando hanno chiuso le scuole per una settimana, che poi sono diventate due settimane, tre settimane, un mese, due mesi e chissà quando finirà.

Da quel giorno non possiamo più uscire. Non possiamo più incontrare nessuno: i nostri cari, i nostri amici e tutti quelli che ci vogliono bene. Loro facevano parte della nostra vita, forgiavano il nostro carattere e le nostre qualità, come dei fabbri, accompagnandoci ogni giorno. Mi ritengo fortunata dato che la maggior parte dei miei parenti abita vicino a me, nello stesso cortile, e possiamo comunque salutarci da lontano, ma non si provano gli stessi sentimenti. Ieri io e i miei cugini, nei nostri corrispettivi cortili, abbiamo giocato insieme, anche se a distanza, e ci siamo sentiti più uniti. Subito il mio cuore si è riempito di gioia e sfruttiamo sempre le belle giornate di sole per farlo.

Credo che però la cosa peggiore sia non poter andare a scuola. La scuola era come la mia seconda casa: scuola significa crescere ed imparare insieme. I nostri amici infatti sono un po' come i nostri "secondi" fratelli, la nostra famiglia dalle otto all'una e mezza. Mi mancano un sacco, e non so ancora come faccio a stare in casa tutto il giorno senza di loro. Mi sono resa conto che sono davvero importanti per me, prima invece davo un po’ per scontata la loro presenza.

Anche i professori sono come i nostri "secondi"genitori. Loro ci educano e ci aiutano a far diventare il nostro carattere migliore. Forse a qualcuno non mancherà per nulla andare a scuola, essere sgridati e fare le tante verifiche e interrogazioni, e non ha capito l’importanza o la fortuna che abbiamo di poter fare tutto ciò: per me non è così.

Ora possiamo solo vederci, parlarci e salutarci tramite un piccolo schermo. Credo che per i professori, come per me, non sia bello parlare o guardare uno schermo, ogni tanto nero, al posto del volto del tuo compagno o alunno: a scuola non esistevano nè microfoni nè videocamere spente. Si sentivano le risate dei compagni e le loro emozioni erano lì che riempivano l’aria dell’aula.

Tuttavia abbiamo imparato a sfruttare uno dei tanti lati utili della tecnologia: potere restare vicini anche se lontani fisicamente. Quasi ogni giorno infatti tartasso le mie povere amiche di messaggini, emoji e video-chiamate.

Ora ho capito che sono queste davvero le cose importanti nella vita di tutti i giorni e credo che quando torneremo alle nostre abitudini le apprezzerò ancora di più, proprio come la primavera dopo un lungo inverno.

B. R. 2G

                                                                                                                                

Io non mi sarei mai aspettato che la mia vita si fermasse all'improvviso.

Ero preso da mille attività: la scuola, il calcio, Sirio e per il fine settimana avevo già programmato alcune gite.

Tutto si è stravolto in un attimo con l'arrivo del Coronavirus!

All'inizio mi sembrava impossibile, ne ero anche contento perché per qualche settimana non sarei andato a scuola...

Quando l'ho saputo ero sul pullman in gita a Torino con i miei amici, c'è stata una festa... nessuno di noi aveva compreso la gravità della situazione e credo di averci messo ancora tanto tempo a rendermi conto realmente di tutto.

Il telegiornale ci tempestava di notizie e io le ascoltavo.

Non mi ero fatto un'idea precisa... ho capito molto più tardi. Mi sembrava impossibile e di vivere in un film di fantascienza.

Da un momento all'altro mi sono trovato a dover cambiare la mia vita.

Le lezioni di scuola sono diventate online, avevo tanto tempo per me (anche troppo alcune volte), mi sono ingegnato a costruire le macchine leonardesche (elicottero e catapulta), a cucinare piatti come ad esempio la cassoeula, lasagne, pizza e la torta al cioccolato,a reinventare la mia vita.

In questo periodo ho anche letto alcuni libri che avevo nella mia libreria che avevo tenuto da parte per quando avrei avuto tempo per leggerli, tra cui uno che ha vinto il premio Andersen 2019 dal titolo “Run”. Ho mantenuto attiva la mia memoria giocando a “Memory” e guardato molti film comici, d'azione, di avventura e serie TV famose che non avevo avuto l'occasione di vedere, ma che ho guardato scaricando “Amazon Prime”.

In questo periodo di forzato riposo, ho riscoperto che è bello stare con la mia famiglia, parlare più del solito e fare delle cose insieme. Rimango dell'opinione però che stare in compagnia anche degli altri compagni di scuola, di calcio e di Sirio abbia tantissimi lati positivi: la condivisione delle opinioni e del tempo. Stare con gli altri fa bene anche all'umore. Con gli amici si scherza, si ride,ci si p rende allegramente in giro.

Da questa esperienza ho imparato che non si può stare senza gli altri, ho capito che non siamo tutti uguali e imparato ad apprezzare le diverse visioni della vita e che le cose piccole fanno la differenza anche se non sembra.

G. C. 2G

 

Viviamo alla continua ricerca della felicità, e nella corsa per raggiungerla non ci accorgiamo delle meraviglie di cui è ricco il mondo attorno a noi. Ogni giorno questa bellezza ci chiama, ma raramente l’ascoltiamo. Perché per sentire la sua voce è necessaria una condizione che è ormai inesistente: il silenzio. Viviamo nel continuo rumore che ci priva della libertà. Il silenzio circostante, che stiamo vivendo questi giorni, mi permette di ristabilire dentro di me quella serenità in grado di farmi guardare in profondo ciò che mi circonda, cosa voglio dalla mia vita e di osservare quanto è grande e immensa la natura, che nonostante quello che stiamo vivendo, lei emerge in tutto il suo splendore e solo ora, che ho tempo di notarla, mi rendo conto della sua bellezza, del suo profumo e della sua potenza. Se c’è un sentimento, un’emozione che domina le mie giornate, in questo periodo difficile, questa è la nostalgia. Nostalgia per la scuola, per l’abbraccio di un amico, il bacio e la carezza di mia madre che, essendo in prima linea in ospedale, mantiene tutte le distanze di sicurezza anche in casa per paura di portarti il “virus”. Solo ora, vivendo questa situazione drammatica, mi rendo conto di quanto sono importanti tutti quei piccoli gesti e affetti, che in tempi meno sospetti, sottovalutavo e non davo importanza perché immersa nel frastuono della vita quotidiana.

G. G. 2A

In questo periodo è come se tutti vivessero in una pentola a pressione. C’è chi lo nega e dice che è bello stare a casa: hai la TV, la famiglia, il tempo libero. Puoi giocare con i tuoi amici on-line, o con i tuoi genitori a casa o si può guardare un film stesi sul divano. C’è chi semplicemente si organizza per futuri viaggi e per le uscite con gli amici per esplodere di felicità appena finita la quarantena, perché sa che il giorno dopo avrà qualcosa di bello da fare. Anch’io la pensavo così, ma in realtà questo è solo l’effetto della pentola a pressione in cui siamo. Prima che la pressione diventi troppa, facendoci capire in che situazione stiamo, deve passare del tempo. Quest’effetto è per ognuno più o meno veloce. Infatti coloro che sono felici di stare in quarantena per i precedenti motivi, hanno ancora poca pressione nella loro pentola. Per chi invece la quarantena è diventata insostenibile, è perché ha raggiunto tanta pressione in minor tempo rispetto agli altri; e magari per loro il peggio non è ancora arrivato. Per non parlare poi degli impegni, di lavoro o di scuola, che non possono non esserci, sennò staremmo tutti fermi e sarebbe come se avessimo fatto un balzo avanti nel tempo, perdendo però tutto ciò che stava sotto il nostro salto.

Ciò che voglio dire è che una routine giornaliera, se continuamente simile o uguale diventa stancante, e dunque saltano fuori i problemi, che in più ci sembrano peggiori di quanto sono realmente. E per un rapporto effetto-causa-conseguenza, la conseguenza dell’insorgere dei problemi, è la sparizione delle cose belle della quarantena; che vengono soffocate dalla fretta e dalla necessità di risolvere i problemi. Nel mio caso, ad esempio, la pressione è aumentata molto per la mia famiglia e per la mia fragile e facilmente irritabile persona.

Mi sono stancato di alzarmi, fare videolezione e… e poi? Andare sul divano davanti alla TV? O giocare come SEMPRE ai videogiochi? O addirittura di giocare o guardare il telefono mentre sento di sottofondo la TV?                 
Basta, mi sono annoiato anch’io, che sono un ragazzo di dodici anni che come quasi tutta la sua generazione guarda il telefono. 

Voglio fare qualcosa di diverso, uscire, vedere i miei amici, usare la mia “nuova” bici che è intoccata da Natale. Sorprendentemente per tutti, quasi quasi anche per me stesso, ho voglia di andare a scuola. 

“Però hai le videolezioni”, direbbe qualcuno.

No! Io non voglio andare a scuola solo per fare lezione o studiare. Io voglio andare a scuola per vedere le persone. E no, non vederle attraverso lo schermo, ma vederle realmente, senza nulla davanti. Voglio poter fare il giro del corridoio di scuola con un amico, o poter fare una domanda a un professore, non a uno schermo. 

Voglio vedere il mondo per come è, senza la tecnologia. 

Dunque una volta che si è in un momento difficile bisogna abbandonare? 

E no! È proprio grazie a questi momenti che si scoprono i veri motivi per essere felici.

Infatti in questo momento io voglio vedere gli amici, prendere una boccata d’aria, andare in giro, e molto altro. Dunque se si ha la necessità di qualcosa quando quel qualcosa ci viene tolto, significa che è ciò che ci rende veramente felici e di cui abbiamo veramente bisogno.

Ma c’è dell’altro: questi periodi bui, non solo ci fanno capire cosa è fondamentale per la nostra vita togliendocelo, ma anche dandocelo. Può sembrare strano e confuso, ma in realtà in questi periodi possiamo fare cose che prima non potevamo o ci erano difficili fare. Prendiamo ancora una volta in esempio la quarantena che ora stiamo vivendo: è vero che seguendo il ragionamento della pentola a pressione le cose belle stanno sparendo, ma se ci pensiamo, prima o poi bisogna aprire la valvola, sennò la pentola esplode, ed è proprio in quel momento che la pressione, e dunque i problemi, diminuiscono. Importante è però sapere che bisogna saper resistere alla tanta pressione per poter aprire la valvola. 

Una volta aperta la valvola tutto torna come prima: il lavoro e i problemi diminuiscono davanti ai nostri occhi, e i momenti felici e di svago in questa quarantena aumentano.

Nel mio caso la valvola si è aperta, soprattutto grazie a questa riflessione, che è stato ciò che mi ha fatto sopportare il periodo di tanta pressione. Mi ha fatto capire che non bisogna arrendersi o disperarsi in questi momenti. Mi ha fatto scoprire cosa voglio e per cosa devo lottare in questo periodo.

Dunque, ora che la pressione nella mia pentola è diminuita, ho trovato il tempo di giocare a scacchi. Gli scacchi sono una delle cose fondamentali per la mia vita che questo momento buio mi ha dato. Essi infatti sono per me un modo per sfogarmi, una valvola di sfogo.

Dunque le cose fondamentali per la nostra vita possono essere dappertutto: in casa, a scuola, fuori all’aria aperta,… dunque non possiamo permetterci che un periodo come questo ci impedisca di poter accedere a una parte delle nostre necessità, e quindi dobbiamo lottare per riaverle. E in questo caso lottare significa rispettare le regole, per far sì che tutto finisca più in fretta e per poter riavere nelle nostre mani tutte le fondamenta e le cose necessarie per impilare i mattoni che costruiranno la nostra vita.

T. G. 2A

 

Photo by: Ilaria Tagliabue

Ultimamente ci capita di sentirci soli e senza speranze perché con noi non ci sono i nostri amici e le persone che ci incoraggiano in ogni situazione, nonostante questo non dobbiamo arrenderci, dobbiamo essere forti, perché solo così riusciremo ad affrontare la situazione e a rivederci come una volta. Recentemente mi sono sentita molto male durante questa quarantena, restavo un po’ troppo davanti al cellulare perché mi annoiavo, beh anche un po’ adesso. Il pessimismo era una mia emozione permanente. Praticamente mi sentivo come se fossi stata dentro ad un carcere: rinchiusa dentro ad una cella dove non c’è fuga.  Ora sono riuscita ad adattarmi a questa situazione; mi sono confidata e come consiglio mi è stato detto di provare a sperimentare cose nuove, per esempio: io non mi ritengo un Leonardo da Vinci e vedo che i disegni degli altri in confronto ai miei sono bellissimi, quindi ora sto provando a disegnare sia sul cellulare sia sulla carta per migliorare, perché io ci tengo a saper disegnare bene. Un’altra cosa positiva di questa quarantena sono le video-chiamate: sono nel gruppo successivo al catechismo e i nostri educatori hanno organizzato delle video-chiamate per vederci tra di noi; questa idea mi piace molto perché mi sento meno isolata, rispetto a quando ci vediamo normalmente mi sento più allegra perché dopo tanto tempo ho una compagnia a distanza e in questo periodo le cose che noi consideriamo banali come incontrarci diventano importanti. Ho anche iniziato ad aiutare mia sorella a migliorare in inglese, perché non è la sua materia preferita, invece a me piace quindi ora sto cercando di farla migliorare. Queste attività mi aiutano a sentirmi meglio. In questa quarantena non tutto viene per nuocere!

E. P. 2A

 

Questa è una situazione che nessuno di noi si sarebbe aspettato di vivere quando, a Capodanno, stavamo festeggiando e cantando con i nostri amici e parenti augurandoci un anno nuovo, un anno che ci avrebbe regalato momenti indimenticabili. Chi si sarebbe aspettato che questi momenti indimenticabili sarebbero stati una Pasqua in pigiama, senza parenti e con nonni che non sanno chiudere una video chiamata? Nessuno, invece proprio pochi giorni fa, io ho passato una Pasqua in pigiama, in video chiamata con i parenti e con mia mamma che urlava perché se no i nonni non sentivano. Avrei preferito che questi momenti indimenticabili fossero la gita a Trento con i miei compagni e i miei professori, la finale del torneo o i campionati italiani di Karate. 

Una cosa molto bella di questa quarantena sono le mie vicine, loro sono più piccole, vanno all’asilo e in prima elementare, e per questo non ho mai giocato con loro, ma in questo periodo abbiamo iniziato a giocare insieme. Spesso mi hanno chiesto di saltare le lezioni perché volevano giocare con me, o di fare i compiti un’altra volta. Devo ammettere che l’idea non era male, però mia mamma non era molto d’accordo. 

La cosa che più mi spaventava di questa quarantena era dover stare con i miei genitori e con mio fratello, chiusa in casa senza un amico che mi facesse ridere ogni tanto, per staccare la presa dalle continue litigate. Però, con mia grande sorpresa, le litigate, invece che aumentare, sono diminuite, soprattutto con mio fratello: noi non passavamo molto tempo insieme e quel poco tempo che passavamo insieme lo passavamo litigando. Ora invece, per la felicità di mia mamma, cuciniamo dolci molto spesso e le condizioni della cucina alla fine non sono molto belle, ma ovviamente non puliamo noi! Le litigate però non mancano, la maggior parte delle volte sono perché non vogliamo chiamare ogni due secondi nonna. Spesso non voglio chiamare nonna perché non ho niente da dire, non faccio niente di molto interessante; potrei benissimo accontentarli, però sono sempre stata quella che fa di testa sua, anche a costo di litigare, e sono così anche in quarantena. Prima vedevo le litigate come una perdita di tempo, ora le vedo come un qualcosa per passare del tempo. 

Il mio migliore amico in quarantena è il telefono. Se non ci fosse credo che sarei già impazzita; il telefono lo vedo come una cosa positiva di questo momento, molte persone prima dicevano che se non fosse per il telefono avremmo molti più amici e lo credevo anche io, ora invece se non ci fosse questo aggeggio, che prima ci allontanava, non sapremmo come stanno amici e parenti e non potremmo tenerci compagnia anche solo con dei messaggi su Whatsapp. 

Nonostante questo momento sia noioso per tutti, credo mi stia servendo molto. Prima la mia vita era frenetica, non stavo ferma un secondo e le cose erano tutte concentrate in poco tempo: scuola, amici sport, famiglia, divertimento. Non riuscivo a godermi a pieno il momento, un po’ perché pensavo sempre a tutto quello che dovevo fare e un po’ perché sono sempre stata una persona che si lamenta molto. Per questo motivo in questo periodo non mi lamento perché devo stare sempre in casa o perché non posso vedere i miei amici, anzi, sono contenta, perché so che tutti stanno bene e che se tutti stiamo in casa questo lungo periodo passerà prima e presto potrò tornare alla normalità, a quella normalità della quale prima spesso mi lamentavo e che ora spero torni il più in fretta possibile. 

Oramai questo anno scolastico in quell’aula, dove solo qualche mese fa c’eravamo io, i miei compagni e miei prof. è finito, ma spero che entro l’anno prossimo tutto si risolva, perché vorrei passare l’ultimo anno di questa avventura con compagni e professori e non davanti ad un computer. Io spero che, come dice la nonna di Danielle, dopo questo inverno arrivi la primavera, e sinceramente non avrei mai detto che questa primavera tanto sperata da tutti noi sarebbe stata la libertà di andare a fare la spesa, di fare una passeggiata con i genitori, di andare a mangiare dai nonni, o di stare nel corridoio della nostra scuola a ridere e scherzare anche per la minima cosa.

C. V. 2E

 

Io sto facendo un’esperienza bellissima, forse è l’unico lato positivo della mia quarantena. Non ho nessun vicino di casa con cui stare, o almeno non avevo. Due settimane fa ho conosciuto un ragazzo della mia età su Instagram, poco dopo ho scoperto che abita nel mio stesso paese, per di più nella mia stessa via. Quindi abbiamo avuto la possibilità di vederci. Ancora una volta si vede quanto può essere piccolo il mondo e che senza un amico nessuno può sopravvivere. 

Essendo io una persona molto solare ed estroversa, non stare con gli amici per più di un giorno per me è come saltare ginnastica per fare matematica. Credo che lui sia una specie di amico caduto dal cielo; è come se la quarantena fosse l’incidente di Mr. Terup e il mio nuovo amico fosse i lati positivi che ha comportato l'assenza dell'insegnante a scuola.

Sto vivendo anche un’altra esperienza, questa un po’ più brutta: mia nonna per me è la mia migliore amica, la vedo una volta a settimana, di domenica, però ora non ci è possibile. La chiamo quasi ogni giorno e sempre trattengo le lacrime mentre parlo con lei, per poi, finita la chiamata, piangere. Ok, non è morta, ma per me è come se lo fosse. Mi manca scherzare sul fatto che io sono più alta di lei, cucinare con lei ,vedere che sgrida mio papà o quando mi racconta cosa faceva da piccolo. Mi ha insegnato un sacco di cose, ma mai a stare senza lei. Quindi ogni giorno spero che la quarantena abbia una fine.

E. M. 2E

Photo by: Ilaria Tagliabue

Sono ormai trascorsi quasi due mesi dall’ultimo giorno in cui sono andata a scuola e nessuno di noi avrebbe mai immaginato che il 22 febbraio sarebbe stato l’ultimo giorno di questo anno scolastico. Da quel giorno sono cambiate molte cose nella mia vita e penso anche nella vita di tutti gli altri. Inizialmente avevo preso tutta questa situazione molto alla leggera e pensando fossero dei semplici giorni di vacanza nei quali avrei potuto riposare e prendere una pausa da tutti gli impegni, e in effetti la prima settimana è andata proprio così. Pensavo che tutto sarebbe tornato come prima nel giro di poco tempo ma la mia previsione si è rivelata sbagliata, i giorni passavano e i telegiornali non facevano altro che parlare del Coronavirus e dare brutte notizie come l’aumento dei contagi e l’aumento delle vittime. Nei giorni seguenti la situazione era sempre la stessa, o meglio, continuava a peggiorare e medici, politici e scienziati invitavano la gente a rimanere a casa. A questo punto mi sono resa conto che la situazione era molto più grave di quanto pensassi e ancora oggi non ho idea di quando tutto questo durerà. Nonostante questo sia un periodo difficile per ognuno di noi mi ritengo fortunata perché tutti i miei amici e tutti i miei parenti stanno bene.

Le mie giornate trascorrono tutte uguali, lente e noiose, sembra proprio che qualcuno stia usando il “copia e incolla”. A volte non mi ricordo nemmeno che giorno della settimana è e i sabati e le domeniche sembrano esattamente uguali a tutti gli altri giorni. Devo ammettere però che la quarantena mi sta facendo riscoprire piccole cose preziose che prima davo per scontate o che avevo quasi dimenticato per colpa della fretta della vita e del poco tempo disponibile. Ora che di tempo disponibile ne ho fin troppo sto cercando di dedicarlo alle cose che più mi piace fare e che prima non facevo più perchè davo la priorità al dovere e per mancanza di tempo non al piacere. Per esempio ho riscoperto la mia passione per la cucina, infatti insieme ai miei genitori preparo dolci, torte, biscotti, pane, pizza, focaccia e pasta, ho riscoperto l’importanza della famiglia, infatti ora riesco a passare intere giornate con mamma e papà e non solo poche ore la sera, condividendo esperienze e risate, come per esempio guardare un film insieme. Ho riscoperto anche il piccolo cortile di casa, nel quale passo interi pomeriggi a giocare con il mio vicino di casa, sempre mantenendo se solite noiose ma necessarie distanze di sicurezza. Ho riscoperto anche il telefono, che prima era un oggetto che mi distaccava dalla vita reale e dagli amici, invece ora è proprio questo piccolo oggetto dallo schermo nero a permettermi di avvicinarmi alle persone a me care pur stando lontana da loro.

Grazie a questo isolamento forzato in casa mi sto rendendo conto anche di quante cose davo per scontato, come andare a mangiare un gelato con le amiche, incontrare persone ogni giorno, andare dalla nonna la domenica, vedere zii e cugini, andare nei negozi o il semplice fatto di andare a scuola. Credo che quando finalmente tutto questa strana situazione sarà finita e tutto tornerà alla normalità non darò più molte cose per scontato, cercherò di passare molto più tempo con amici e parenti e darò più valore alle piccole cose di ogni giorno e a tutto ciò che mi circonda. Si dice che dopo il buio ci sia sempre la luce e che dopo l’inverno arrivi sempre la primavera, mi auguro che ciò accada anche questa volta. Spero tanto che tutto si risolva il prima possibile per poter tornare a vivere la vita di prima per godermela a pieno e recuperare tutto il tempo perso.

E. F. 2E

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“CERCO DI ASSOMIGLIARE IL Più POSSIBILE A BRUCE WILLIS, MA DENTRO MI SENTO PAPERINO”. Ti capita mai di avere l’impressione che in te ci siano come due te stessi? Uno capace di azioni coraggiose, l’altro invece impaurito dalle cose della vita?

La risposta a queste due domande è SI!

Soprattutto in questi strani giorni, dove siamo tutti, tutte le persone che abitano su questo pianeta, tutti chiusi in casa, spaventati a morte da quello che succede fuori dalle nostre case, questa sensazione di essere impaurito dalle cose della vita è ancora più grande.

Vorrei essere più coraggioso, gonfiare i muscoli come fanno i supereroi delle fiabe, guardare negli occhi le persone a me più care e dire: “State tranquilli! Questo incubo finirà, presto torneremo a vivere senza la paura di uscire da casa, di scambiarci un bacio ed un abbraccio! Presto torneremo a vivere normalmente, tutto andrà bene, la gente non si ammalerà più, e non sentiremo più l’agghiacciante suono delle sirene delle ambulanze a tutte le ore del giorno e della notte!”

E invece resto in silenzio.

Chiuso nella mia camera, facendo finta che tutta questa situazione sia normale: la solitudine, il silenzio, il non vedere nessuno, l’isolamento, il non poter abbracciare i miei nonni, il non poter uscire di casa.

In casa (che ormai assomiglia sempre più ad una prigione) i giorni passano tutti uguali.

Se qualcuno mi domanda come sto rispondo sempre “Bene”, e recito quasi la parte di un attore spensierato e senza problemi.

L’eroe coraggioso che non ha paura di niente e di nessuno.

Ma non è così.

In fondo sono spaventato a morte, come tutti. Mi sento inutile e impotente.

E non è una bella sensazione.

P. G. 2G

L’ 8 di giugno del 2018 proprio quel giorno alle 16:00 ero in macchina con mia sorella e stavamo andando al teatro di Arcore perché dovevamo fare il saggio di danza. Mi sono seduta su una poltrona e tutto passò velocemente e mi ritrovai dietro le quinte sul palco e la cosa peggiore era che ero da sola e agitata. Cercavo di assomigliare a superman ma dentro di me mi sentivo paperino e volevo tornare a casa e nascondermi sotto il letto e rimanerci per tutta la notte, ma a salvarmi furono i miei amici e poco dopo scoprii che non ballavo da sola ma con loro e questo mi rendeva felice ma non del tutto: avevo ancora paura e adesso paperino vuole scavare una buca sotto il letto e infilarcisi dentro. Arrivò il nostro momento, il cuore mi scoppiava e quel superman era insieme a paperino sotto il letto. Per fortuna che era durato poco quel momento orribile, ma mi ritornò l’ansia quando scoprii che dovevo fare il pezzo anche nel saggio dei grandi: in quel momento volevo svenire . Arrivò quel secondo momento orribile il secondo saggio c’ era più gente di prima e mi preoccupai di più, paperino era dall’altra parte del mondo e superman era nel camerino! Mi dicevo: no è un sogno, ma invece non era un sogno era un’ incubo nella vita vera. Passò un'eternità, ma era finita quella giornata e superman era di nuovo regnante nel mio corpo e paperino rimase dall’altra parte del mondo. Anche adesso mi succede questa cosa ai saggi, ma riesco a gestirmela nel senso che paperino in quel momento si fa vedere, ma non si nasconde: non voglio andarmene dal teatro.

D. C. 2A


Io ho due me stessi: il primo assomiglia molto a Bruce Willis che significa essere una persona che non ha paura di niente e non si perde mai d’animo nei momenti di sconforto e come Cesare anche io cerco di somigliare a lui.

Un esempio di coraggio mi succede ogni settimana perché durante le partite di basket mi capita sempre di incontrare giocatori molto più alti di me ma nonostante questo non mi faccio intimorire e li affronto, qualche volta con scarsi risultati ma sono lo stesso contento perché so di aver dato del mio meglio. Da quando ero piccolo i miei allenatori mi hanno soprannominato “Ringhio” perché nonostante io sia il più basso della mia squadra quando ci metto la grinta riesco a ottenere quello che voglio. Altri episodi mi accadono quotidianamente in questo periodo costretto a stare in casa, cerco di sfogarmi facendo cose senza pensare alle conseguenze come per esempio salto dalle scale, salto sul divano e mi arrampico sulla ringhiera.

A differenza di questi momenti di coraggio ho anche dei momenti in cui mi sento Paperino che significa non essere più un “guerriero” ma sensibile e giocherellone. Sensibile quando succedono cose brutte alle persone a me care e cerco di dare tutto me stesso per farle sentire meglio e giocherellone perché salto in braccio ai miei genitori e quando mi annoio pianifico molti scherzi così ammazziamo il tempo. Sono contento di essere così perché non mi vergogno di esternare le mie emozioni. 

C. N. 2E


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“Mi ha sorpreso accorgermi che sapevano di me più di quanto mi aspettassi, intendo dire che avevano intuito le paure che avevo con i miei compagni e anche le mie difficoltà” (p. 120)
Quante volte hai creduto che i tuoi genitori non fossero in grado di comprenderti e invece, in quel momento preciso, hai avuto la netta sensazione che loro capissero di te molto più di quanto tu stesso capivi di te? Racconta la tua esperienza.

Quando ero più piccola non pensavo che qualcuno potesse capire i miei stati d’animo o le mie preoccupazioni.

Forse pensavo che nessuno potesse capire come stavo se non parlavo apertamente dei miei problemi o delle difficoltà che avevo.

Ma negli ultimi anni ho capito che c’è un persona che ha una grande conoscenza di me, questa persona è mia mamma.

Capisce i miei stati d’animo e quando intuisce che c’è qualcosa che non va comincia a tartassarmi ed io mi sfogo.

In molte occasioni ho avuto prova di questa capacità di comprensione.

Spesso nelle vicende più tristi che sono accadute quando ero più piccola.

Sia in famiglia che a scuola, quando qualcosa non andava, lei ha sempre intuito le mie difficoltà o le mie paure e in qualche modo riusciva a farsi dire cosa mi preoccupasse.

L’ultimo episodio è accaduto dieci giorni fa.

Una mia zia da parte di mio padre è scomparsa dopo una malattia. Sapevo che fosse malata ma non si pensa mai al giorno in cui ciò possa accadere.

Io, però, in questo periodo di epidemia, ho sempre temuto per i miei nonni ai quali sono legatissima, con i quali sono cresciuta e a cui voglio un bene infinito.

La mamma sapeva della mia preoccupazione per i nonni.

Quel giorno arrivavano messaggi di continuo ed in uno di questi avevo letto la parola condoglianze ma non avevo osato chiedere nulla perché avevo paura della risposta.

Avevo solo chiesto alla mamma se potessimo fare una video chiamata dopo pranzo ai nonni.

La mamma, che non sapeva che io avevo letto uno di questi messaggi, si è avvicinata e mi ha detto: “Non preoccuparti, i nonni stanno bene, a loro non è successo nulla, purtroppo è mancata la zia”.

In quel momento sono rimasta sorpresa, sembrava mi avesse letto nel pensiero ed ho compreso quanto la mamma mi conosca bene.

E. S. 2G

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“E io ho annuito soddisfatto, perché sono davvero orgoglioso di loro, non so come avrei fatto senza” (p. 120). Così dice Cesare dei suoi amici: anche tu puoi dire così dei tuoi? Perché? Racconta la tua esperienza.

Gli amici sono vita. Immagina di essere solo. So che può sembrare banale, ma senza di loro non accade nulla. Un mondo vuoto. Tu e basta. Non sopravviveresti, perchè gli amici sono come l’acqua nel deserto: se non ce l’hai probabilmente muori, a meno che non trovi un pozzo o qualcosa del genere, ma non sarà mai come l’acqua. Penso che ognuno di noi abbia amico. E se non è così è perchè allora probabilmente non se ne è ancora accorto. In un modo o nell’altro tutte le persone che ci stanno più vicine nella vita, come a scuola, anche se ci stanno antipatiche, dovremmo farcele amiche. Gli amici sono fratelli. Quando hai un problema chiedi a loro, quando piangi ti consolano (e spesso questo non lo fa neppure un fratello o una sorella), quando ridi ridono assieme a te. 

I compagni a scuola, soprattutto, sono come fratelli. Ci convivi 5 ore al giorno, in quarantena tre, ma le altre due ore le passi in videochiamata con loro. Chi non lo fa, non so come fa a passare le giornate in questo brutto periodo. 

Ci sono gli amici quelli veri, che ti ricorderai anche a quarant’anni, con cui ci passavi le giornate a chiacchierare e non volevi mai che andassero via dopo un pomeriggio passato insieme. Mi è capitato un sacco di volte, per fortuna. A questo tipo di amici racconti tutto: i tuoi segreti più segretissimi, anche quelli che tuo fratello o sorella conosce. Ci sono anche gli amici che ti tradiscono o ti abbandonano. A me non è mai capitato, ma tu accetterai comunque quello che hanno fatto, se erano davvero degli amici prima che accadesse. 

Penso anche che le emozioni dei nostri amici non si possano vedere o sentire attraverso uno schermo. Solo guardando un nostro amico negli occhi, fino ad arrivare alla sua anima, possiamo capire cosa prova. Non capita spesso. Credo che un amico si possa definire anche come quella persona che appena la guardi capisci come si sente, dalla sua voce, dalla sua espressione.

Io posso dire questo di tutti i miei amici. Compagni di scuola, di danza ma anche i membri della mia famiglia.

Questo è un buon periodo per riflettere a riguardo quando abbiamo tempo o la sera prima di andare a dormire. Quale amico ti ha ferito? Con quale provi queste emozioni? Con quale amico ti senti come se fosse la tua casa, che ti accoglie, ti cura e ti protegge?

Penso di essere una buona amica o almeno ci provo. Mi auguro di esserlo.

B. R. 2G

Anche io ho avuto un’esperienza simile legata all’amicizia anche se non in questa situazione.

Nel corso della mia vita ho fatto conoscenze,perse e scoperto il significato del termine amicizia.

Fratellanza significa non solo voler bene al proprio amico o amica ma anche essere sinceri e leali e se alla base di un rapporto non ci sono questi valori,questa non può avere un legame forte ed è destinata a fallire.

Non avere un legame forte è un pò come fare una tinta ai capelli e mettere troppa acqua ossigenata nel composto,in questo modo i capelli si spezzeranno così come il legame debole che si ha con una persona.

Sin da piccola ho sempre fatto fatica a farmi degli amici perché ero timida e non riuscivo a dialogare con i bambini,poi crescendo mi sono aperta un po di più e alle elementari ho iniziato a diventare amica di alcuni coetanei,alcuni erano della mia classe,altri di sezioni diverse anche se loro li consideravo più conoscenti che amici. Le amicizie che avevo in realtà non erano vere,ma ai miei occhi lo erano e quando iniziai a prendere tante porte in faccia da tanti amici diversi mi resi conto che quello che i miei parenti mi dicevano era la verità anche se non era colpa mia e col passare dei giorni iniziai a chiudermi nel mio piccolo mondo nuovamente….fino a quando non conobbi loro.

Le amicizie che avevo in realtà non erano vere,ma ai miei occhi lo erano e quando iniziai a prendere tante porte in faccia da tanti amici diversi mi resi conto che quello che i miei parenti mi dicevano era la verità anche se non era colpa mia e col passare dei giorni iniziai a chiudermi nel mio piccolo mondo nuovamente….fino a quando non conobbi loro.

Loro sono i miei attuali compagni di classe,anzi non solo compagni,sono amici,amici veri,questo io iniziai a capirlo quasi subito ma non lo ammisi a me stessa solo per non avere delusioni come alle elementari.

La nostra classe è abbastanza unita e ci siamo sempre l’uno per l’altro e per me la nostra è l'amicizia più solida che io abbia mai avuto, ci divertiamo,scherziamo,ridiamo e io  mi sento bene con loro ed è difficile ammetterlo,soprattutto per me ma sono orgogliosa di loro.

M. C. 2G

Ho molti amici che mi hanno reso orgogliosa di loro e senza il cui aiuto non so come avrei fatto. Mi ricordo di un giorno, circa un anno fa, quando ero in piscina a fare il mio corso di nuoto e mi avevano incolpato di una cosa che non avevo fatto, ma fortunatamente c’erano con me le mie amiche che mi hanno difesa. A fine corso, io e le mie compagne, ci siamo dirette negli spogliatoi, dopo aver fatto la doccia siamo tornate ai nostri armadietti per sistemarci e asciugarci i capelli. Alla mia sinistra c’era una ragazza che non conoscevo, mentre alla mia destra e di fronte a me c'erano le mie amiche. Ad un certo punto la ragazza alla mia sinistra è andata in bagno; io nel prendere l’asciugamano dalla mia borsa ho urtato la sua ed è caduta, mentre la stavo raccogliendo la ragazza è tornata dal bagno e mi ha visto con la sua borsa in mano. Quando è arrivata al suo armadietto ha controllato se nella borsa c’era tutto, poco dopo mi ha detto con un tono arrabbiato che non trovava più la sua collanina ed ha iniziato ad incolparmi perché ero vicino al suo armadietto e perchè mi aveva visto con in mano la sua borsa. Io le ho risposto che le avevo solamente raccolto la borsa perchè era caduta ma lei non mi ha creduto, le mie amiche insistevano dicendo che non era colpa mia e che avevo parlato per tutto il tempo con loro. Dopo un po’ è arrivata la donna delle pulizie e anche lei ha iniziato a chiedermi se l’avevo presa io, le mie compagne continuavano a difendermi e hanno chiesto alla ragazza di controllare meglio. Visto che non si trovava, la ragazza mia ha detto che avrebbe chiamato i suoi genitori, ma fortunatamente nel vestirsi si è accorta che la collanina era nella tasca della felpa! Molto imbarazzata mi ha chiesto scusa, però le miei amiche le hanno detto che prima di incolpare una persona devi esserne sicura al cento per cento. Sono molto orgogliosa di loro e non so cosa avrei fatto se loro non ci fossero state, credo che avere vicino un amico faccia sempre comodo perché non ti lascia mai solo.

S. Z. 2E

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“La scuola? Chissenefrega. I prof? Chissenefrega. I vecchi amici? Chissenefrega. Il mondo? Chissenefrega.” Chissenefrega. Questo era il motto di Quattropaia e della banda di Bro. Ci sono momenti in cui ti è capitato di abbandonarti a un atteggiamento come questo? A un modo di stare nel mondo che non è quello della persona responsabile, che si prende cura di sé e degli altri, ma invece usa gli altri e il mondo? Forse proprio il momento che stiamo vivendo dovrebbe farci riflettere ancora di più su questo: potremmo uscire dalle difficoltà se non ci prendessimo tutti le nostre responsabilità? Come si fa a uscire dalla logica del chissenefrega? (Quattropaia lo dice a Cesare, anche per te è così?). Da cosa o chi è stato salvato Quattropaia? Da chi o cosa possiamo essere salvati noi?

Da qualche tempo (con l’inizio delle scuole medie? con l’adolescenza?), anche se non lo dico sempre apertamente, i miei genitori mi rimproverano che ho un atteggiamento da ‘chissenefrega’.

Se mi dicono, ad esempio, di non mangiare in soggiorno ma solo in cucina, io non rispondo apertamente ‘chissenefrega’ ma alla fine faccio lo stesso quello che voglio.

Anche a scuola, quando prendo un brutto voto o una nota io a casa ai miei genitori ma anche tra me e me dico ‘chissenefrega’.

Dicevo anche che la scuola non era importante perchè non mi piace molto studiare.

In realtà mi sto rendendo conto che la scuola è molto importante anche se, nonostante ciò, studiare continua a non piacermi troppo.

Si imparano tante cose, ci sono tanti amici che ti aiutano quando sei in difficoltà.

In questo periodo che seguiamo le lezioni a distanza, mi annoio a stare a casa, non posso vedere i miei amici e neanche i professori.

Quindi nonostante coi miei genitori, a volte, il mio atteggiamento sia sempre da ‘chissenefrega’, in realtà vorrei tornare a scuola per rivedere i miei compagni e scherzare un po’ con loro.

Vorrei anche abbracciarli anche se avrei paura di stritolarli tanta sarebbe la gioia e l’entusiasmo di rivederli.

Adesso che ho capito cosa significhi veramente la scuola cercherò di essere più attento e di non dire (e non avere un atteggiamento da) ‘chissenefrega’.

C. M. 2G

Non mi è mai capitato di dire a nessuno “chissenefrega” perché mi sono sempre preso cura di me stesso e degli altri facendoli sorridere e cercando di non  lasciare nessuno da solo.

Anche quando mi è capitato di pensarlo ho subito messo via l'idea perché ritengo che non sia giusto pensare “me ne frego”.

Secondo me, ognuno dovrebbe essere consapevole delle sue azioni perché in base a come ci si comporta nel presente quando arriverà il futuro si riuscirà a vedere il risultato del proprio operato.

Se non siamo responsabili il mondo diventerebbe invivibile perché chiunque farebbe quello che vuole.

Per uscire dalle difficoltà, secondo me, dobbiamo prenderci ogni giorno cura degli altri e sperare che gli altri facciano come noi. In questo periodo di “coronavirus”, per esempio, è importante il rispetto delle regole perché altrimenti ci faremmo del male anche involontariamente tra di noi.

In questo momento il “chissenefrega” non deve esistere perché è importante la solidarietà e un atteggiamento di riguardo nei confronti degli altri.

Se ci prendiamo le nostre responsabilità possiamo superare le difficoltà.

Non è facile uscire dalla logica del “chissenefrega” però per farcela bisogna pensare ai propri familiari, agli amici ai professori e a coloro che ti aiutano a ragionare su quello che si sta facendo e che ti sta accadendo.

Il “chissenefrega” detto ad una persona può essere una cosa offensiva perchè chi lo riceve non si sente considerato, mentre in alcune circostanze può essere compreso come un momento di sfogo o di disinteressamento.

Quattropaia è stato salvato dal suo amico Cesare che è riuscito a fargli capire che quello che stava facendo era sbagliato. Ognuno può essere perdonato per i propri errori, l'importante è che capisca di averli commessi.

Noi possiamo essere salvati dalle persone che tengono a noi che ci portano sulla retta via senza fregarsene di noi.

G. C. 2G

Poco tempo fa ho avuto un periodo difficile nel campo dello studio, non riuscivo a concentrarmi e quindi arrivavo sempre a fare i compiti all’ultimo minuto e di fretta. Ero continuamente distratta dalle altre mille cose che dovevo fare, ed era come se lo studio passasse sempre in secondo piano. Da subito mi sono accorta che questa cosa non mi stava bene, e in più i voti in tutte le materie iniziavano a scendere.  Anziché chiedere aiuto, o cercare di uscire da questa situazione, per me è stato più comodo abbandonarmi a questa logica.                                                                  

Tenevo tutto per me, ai miei famigliari dicevo di aver studiato benissimo e che avevo fatto tutti i compiti. Quando prendevo sei nelle verifiche spiegavo che era stata difficilissima e che ero andata nel panico, anche se non era vero. In fondo però non ero contenta, mi arrabbiavo con me stessa perché avevo a cuore il mio studio, imparare, conoscere e non volevo che per colpa di una distrazione tutto il lavoro andasse in fumo.

Mia sorella si accorse che non stavo bene e capì anche il perché.

Da quel momento cominciò a spronarmi, ad aiutarmi nello studio, mi aiutava davvero in tutto. In quel periodo, grazie al suo aiuto, riuscii a prendere tanti nove e otto.

Io sono riuscita ad uscire dalla logica di quel piccolo chissenefrega molto facilmente perché a me non piaceva, mancava solo un aiuto esterno, che è arrivato da mia sorella. Lei mi ha aiutata ad andare avanti e a non fermarmi all’errore che avevo fatto. Mi ha convinta che potevo rimediare e che non sono determinata dai voti che prendo, valgo di più. 

Questo periodo mi sta aiutando a verificare questa cosa, perché ogni giorno è una nuova sfida, ogni giorno è mia responsabilità studiare e seguire le lezioni, e non è più neanche così piacevole come prima. Ho imparato in questa quarantena che non faccio le cose per compiacere gli altri, ma per me. I voti non sono più una priorità, o qualcosa da dimostrare, ma un giudizio per aiutarmi a migliorare.   

L. B. 2A

Sì, sono molti i momenti in cui mi è capitato di abbandonarmi a un atteggiamento come quello di Quattropaia e della banda di Bro, perchè mi arrabbio molto facilmente anche sulle piccole cose, quindi è facile che dalla mia bocca esca la parola ‘Chissenefrega’, però questo atteggiamento è abbastanza passeggero.

Io non ho mai usato gli altri e il mondo, e di sicuro non lo farò mai, al contrario di Quattropaia e della banda di Bro, perchè questo è il loro motto, ma io posso considerarmi una persona responsabile, mentre loro invece no, perchè appena ne hanno l’occasione sfruttano di tutto e tutti a loro favore.

Anche secondo me questo momento è un'occasione per farci riflettere su molte cose, sul nostro comportamento, se rispettiamo le regole e se sappiamo collaborare, ma soprattutto se ci interessa qualcosa oppure il mondo è solo un ‘Chissenefrega’ per tutti.

Sappiamo tutti che questo è un momento difficile e infatti potremmo uscire da queste difficoltà diventando più responsabili e rispettando tutte le cose che ci vengono dette, perché prima o poi tutto questo finirà, e sarà un giorno molto felice, e ovviamente ricordato.

Per tutte le persone che hanno ‘la logica del Chissenefrega’ l’unico modo per uscirne è soprattutto capire se si è arrivati al limite, e imparare a smettere e provare a interessarsi a fare qualcosa, e soprattutto alla fine scusarsi; nel libro Quattropaia è stato salvato dalla sua pietà e grazie a Cesare, perché ha capito di aver esagerato quando aveva fatto del male al suo amico, e che aveva spifferato il segreto di quest’ultimo a tutti, e tutte le cose che faceva con loro o tutte le cose che gli rivelavano i suoi amici.

Noi in questo momento possiamo essere salvati solamente dalle nostre azioni, perché sono quelle che influiscono su quello che accade tutti i giorni quindi dobbiamo iniziare a prenderci delle responsabilità e collaborare, per tornare alla vita dei mesi di Gennaio/Febbraio, perché in fondo è quello che vogliamo tutti: abbracciarci di nuovo, oppure guardarci ancora negli occhi e provare ancora la sensazione di stare insieme andando dappertutto senza limiti. Quindi spero che esistano anche alcune persone che non dicono solo Chissenefrega, ma anche alcune che sono volenterose di continuare a impegnarsi per uscire da questa situazione, prendendosi delle responsabilità.

E. C. 2A 


A me in questo periodo capita molto spesso di abbandonarmi “all’atteggiamento del chissenefrega” perché rimpiango tutti i momenti belli che ho passato durante la mia vita e che adesso non posso vivere più, per cui non mi importa di nient’altro ma voglio solamente riabbracciare e rivedere la mia famiglia e poter andare in giro tranquillamente senza dover mettere quella fastidiosa mascherina che, se sei sotto al sole, ti fa morire di caldo, se hai gli occhiali te li appanna e, se vuoi semplicemente guardare in basso, non te lo permette perché vedresti solo bianco; e sinceramente mi hanno stancato anche tutti quegli spot della televisione che ti dicono le stesse cose ogni volta che parte la pubblicità.

Io cerco di comportarmi da persona responsabile che risolve i problemi da sola e non si lamenta mai perché capisce che tanto è inutile e non si risolverebbe niente, ma faccio esattamente l’opposto: quando ho dei problemi o faccio qualcosa di sbagliato cerco di dare la colpa agli altri perché in effetti fa sempre comodo scaricare quel peso e lasciarlo a qualcun altro, anche se so che ho sbagliato e che devo impegnarmi di più per essere una persona matura. 

Però in questo momento non sono l’unica che non è responsabile, ci sono persone che non rispettano le regole per la loro sicurezza e non capiscono che se facciamo tutti così ci ritroviamo di nuovo in quarantena per tre mesi.

Personalmente in questo ultimo periodo ho imparato anche ad arrangiarmi da sola e non chiedere sempre agli altri, vedo un cambiamento in me, anche ad esempio con le cose piccole come organizzarmi per fare i compiti e cercare di consegnarli puntualmente, o essere sempre in orario con le lezioni online. Infatti il mio telefono ha molte sveglie per ricordarmi che in quel determinato orario devo fare quella lezione o per altre cose; faccio questo anche perché mio papà tiene veramente tanto alla scuola e al fatto che io e mio fratello continuiamo a studiare e ad andare bene a scuola e sono veramente orgogliosa di me stessa quando vedo mio papà felice per un voto bello che ho preso, anche magari in una materia in cui non andavo molto bene, oppure per una cosa positiva che hanno detto i professori su di me.

Noi, secondo me, ci possiamo salvare dalla logica del chissenefrega cercando di pensare alle conseguenze di ciò che facciamo, ad esempio, se creiamo assembramenti dobbiamo pensare che dopo ci saranno più contagi e quindi più morti, dovremo rimanere di nuovo in quarantena e non riusciremo più a riabbracciare tutti i nostri parenti e a stringerli tra le nostre braccia.

E. B. 2E

La scuola? Chissenefrega. I prof? Chissenefrega. I vecchi amici? Chissenefrega. Il mondo Chissenefrega.”In realtà non so come si esca dalla logica del “chissenefrega” per il semplice motivo che in questo esatto momento sono di questa mentalità. Non so precisamente il perché né il come questo possa diventare il motto di tutti almeno una volta nella vita.

Io penso che per quanto riguarda me e la mia esperienza me ne sono convinta dopo un mio periodo di tristezza, insicurezza e allo stesso tempo rabbia che ricordo come se fosse ieri, davvero un incubo vivere costantemente con queste emozioni ogni giorno, da quando ti alzi a quando vai a letto, quindi mi sono detta: “CHISSENEFREGA DI TUTTO E TUTTI, DEVO VIVERE BENE.” Da quel momento le mie emozioni negative sono del tutto, o quasi, svanite.

Prima ho detto che non so minimamente come uscire dalla logica del “chissenefrega”, ma non ho detto tutto, perché avrei voluto dirlo alla fine del mio testo: non sono sicura di volerne uscire, perché è quello che mi ha permesso di non avere così tante emozioni negative tutte insieme e ho paura che se ne uscissi tornerei come prima, cosa che di solito evito come la peste.

G. D. M. 2E

Non è una cosa bella il periodo che affronta Quattro e purtroppo ci sono passata anche io, anche se per poco tempo fortunatamente.

Secondo me e la mia esperienza si passa al chissenefrega quando si ha un brutto periodo o quando la vita non va bene o non come vorresti.

Entrare in questo stato d'animo è brutto, sia per la persona stessa che per le persone che ti vivono intorno; ti comporti come non dovresti comportarti, se qualcosa va male, beh te ne freghi, il mondo va avanti ma non te ne rendi conto perché si è troppo impegnati a fregarsene di tutto è di tutti, passando così il tempo.

Quattropaia ne è uscito grazie a Paolo, il fratello maggiore di Tommy.

Per uscire da questo “stato” chi è messo “peggio” ha bisogno di un’altra persona che lo faccia riflettere; io ne sono uscita da sola, basta fermarsi da tutto e riflettere su cosa facevo e su cosa avrei dovuto fare, se avevo intenzione di andare avanti.

Secondo me capisci quando sei uscito da questa fase quando non riesci più a dire “chissenefrega” in nessun contesto.

I. S. 2E

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Noi non siamo i nostri errori. Anche la peggiore esperienza, se giudicata, porta dei frutti inattesi, capaci di cambiare la nostra vita in meglio. Spero che ciò possa accadere anche a te: allora il tuo errore ti renderà un uomo migliore e il mondo intero te ne sarà perfino grato”. E’ il messaggio di Paolo a Quattropaia: noi non siamo i nostri errori. Sei capace di pensare questa cosa di te e degli altri? In fondo questa è la condizione perché ci si possa perdonare e si riesca a perdonare anche gli altri. Racconta un episodio in cui hai capito che la persona che avevi davanti non era il suo errore: come è successo che sei riuscito a perdonarla? Hai finto che non avesse sbagliato? Hai capito che lei valesse ben più dello sbaglio che aveva commesso o del torto che ti aveva fatto? E allora, qual è la condizione vera perché accada il perdono?

Perdonare qualcuno che mi ha ferito o tradito è una delle cose più difficili da fare. Saper perdonare vuol dire voltare pagina e lasciare cadere i torti e le incomprensioni. Di fronte a un errore subito, la mia prima reazione solitamente è la rabbia, il rancore e incolpo la persona che mi ha ferito. Tuttavia, mi rendo conto che la rabbia e il dolore fa più male a me che non alla persona a cui è diretto il mio risentimento. Perdonare è una cosa che fai per te stesso, non per l'altra persona. Molto spesso, le persone affermano che “non potranno mai perdonare” chi ha fatto loro del male. Sono convinte che superare il dolore e il tradimento sia impossibile. Eppure, ciò di cui non si rendono conto è che il perdono è una scelta: quando scegli di perdonare chi ti ha ferito, la persona che trarrà maggiori benefici sei proprio tu. Davanti ad un errore cerco il lato positivo e considero la situazione come un'occasione per ripartire da capo, imparo dallo stesso al fine che questo non capiti più. Cerco di mettermi in criticità per capire dove possa aver sbagliato anch’io e ne parlo con la persona interessata per affrontare insieme il problema e dover ripartire. Un torto subito, dove ho sofferto parecchio, è stato lo scoro anno, quando alla festa di Paina le mie amiche sono andate senza dirmi nulla, senza invitarmi a passare un pomeriggio all’insegna del divertimento con loro. Alla sera vengo a scoprire la loro uscita dagli stati impostati su whatsapp. Quello che più mi ha ferito è che l’amica a cui più tengo non mi avesse detto nulla. Immediatamente la mia reazione è stata la rabbia e la voglia di litigare. Ma poi abbiamo chiarito al telefono e l'ho perdonata, in quanto la sua amicizia è più grande del torto subito. Perdonare non capita e non dipende dagli altri, ma è una tua scelta; perdonare è un processo in cui diventi una persona migliore.

G. G. 2A


Spesso mi capita di litigare con dei miei amici e successivamente di fare pace, ma in questo caso non ritengo che io debba perdonare gli altri, bensì gli altri dovrebbero perdonare me. Alcune volte credo di essere sbagliata, ho paura che il mio carattere mi renda antipatica, facendomi rimanere sola; io non voglio una vita senza amici, perché non si potrebbe definire vita. Una volta un mio amico mi ha paragonato ad una leonessa: difendo a tutti i costi le mie opinioni con un tono possente; io mi rivedo totalmente in questo animale e ammetto che certe volte sono irascibile e la rabbia mi trascina, facendomi così “ruggire”. Mi sono confidata con delle mie amiche, raccontando loro come mi sentivo; perché io sono solita confidarmi con altre persone e mi hanno detto che non sono sbagliata, incoraggiandomi ad avere meno paura di me stessa. Un’altra cosa che mi aiuta a comprendermi è scrivere i miei sentimenti nel mio diario, alcuni la considerano una cosa da bambini, ma io non la penso così; quando torno a casa con la luna storta scrivo sempre tutto lì e improvvisamente mi sento sollevata, ed è per questo che mi sembra bello manifestare i sentimenti non necessariamente a persone. Grazie a tutto questo aiuto da parte degli amici che mi sostengono e ai fogli di carta racchiusi nel mio quaderno capisco che noi non siamo  i nostri errori, che io non sono i miei errori.

E. P. 2A